Gianluigi Sosio

PROFILO

Mi sono laureato in architettura perché volevo fare il regista e per un po' lo feci.

Ma se fai cinema non sei mai solo, io che invece volevo scivolare tra le cose del mondo silenziosamente per raccontarle stando dall'altra parte mi ritrovai così inevitabilmente con una fotocamera al collo e un'Olivetti lettera 22 nel borsone tra camicie e pantaloni.

Ma da solo talvolta non "capisci"!

Non capisci perché certe cose succedono, perche l'essere umano segue certi percorsi…E allora ripresi a studiare chiedendo aiuto alla filosofia e all'antropologia.

Freelance per esigenze esistenziali cerco nel contatto con l'uomo, il suo ambiente naturale nonchè con le sue violente azioni e contraddizioni, soddisfazione alla mia insaziabile curiosità.


Aree di interesse e specializzazione: Vasto archivio di tutti i continenti comprese le aree di crisi e di conflitti.

Interessi culturali:

  • geografia
  • antropologia
  • etnologia
  • cultura/società/ambiente
  • uomo/natura
  • architettura
  • grandi avvenimenti
  • aree di conflitti sociali e bellici

Lingue conosciute:

  • Inglese
  • Francese
  • Spagnolo

REPORTAGE...

A tre anni mio padre mi faceva sedere sulle sue ginocchia e mi lasciava giocare con la sua macchina da scrivere, la mitica Olivetti lettera 22.
M'insegno' a riconoscere le lettere per confronto. Io guardavo i grandi caratteri dei titoli dei giornali poi cercavo lo stesso segno nei tondi tasti della macchina da scrivere..

Mi raccontarono che la prima parola di senso compiuto che scrissi per caso fu "mondo"!
Sicuramente una coincidenza ma non passarono molti anni che il mondo divenne veramente la mia casa. Perché il mondo è veramente la casa di un reporter. Ma chi è un reporter? Hanno provato a raccontarlo in molti modi.
Film, racconti persino qualche qualche canzone.
E' un romantico eroe moderno oppure un egocentrico che documenta le storie della vita con cinica disinvoltura, un cercatore di emozioni ad ogni costo? O magari e' veramente un idealista che pur di raccontare la verita' non esita ad esporsi a pericoli talvolta fatali? Probabilmente c'e' un po' di tutto questo, ma di una cosa si deve essere certi di che cos'e un reporter! E un cacciatore, un'irriducibile cacciatore che ha costantemente la vita nel mirino della sua macchina fotografica o sulla punta della sua penna! Ma come per ogni cacciatore la sconfitta più insopportabile è la perdita del suo obbiettivo, il fallimento di un suo progetto.

In Afghanistan durante la lunga guerra contro i Russi persi per pochi istanti la documentazione di un grave avvenimento, la probabile evoluzione di una situazione che avevo intuito da parecchi giorni. Trafelato arrivai sul posto un attimo dopo che il tutto era gia' successo! Mi sedetti sconsolato su una rocca e urlai, infuriato con me stesso ed il destino fottuto ed ingrato.

C'era ancora una nuvola di terra e polvere nell'aria e l'odore acre di tutte le esplosioni, ma attraverso quella cortina fumosa, come una visione, mi si fece incontro Pascal M. grande e scapestrato collega Francese. Lui vide il mio furore e mi guardo' senza scomporsi con il cinismo degno solo di chi sconosce quella rabbia, mi fissò negli occhi con un sorriso beffardo e scandendo bene le parole mi disse: " I WAS THERE"...io ero la'!
Questa e' l'essenza, il senso del reportage! Essere là. Là dove succede qualcosa di importante, ma soprattutto irripetibile da poter mandare al tuo giornale o ai giornali che ti cercheranno perche' quella cosa, quell'evento che hai documentato interessa a chi vuol raccontare.
Io appartengo all'associazione "Reportere sans frontiere". Ecco, senza frontiere e' e dev'essere il reportage.

Senza frontiere geografiche, politiche, culturali, ma soprattutto senza recinti a delimitare la tua coscienza.

Con queste parole non ho voluto raccontare il reportage fine a se stesso, ma solo ciò che rappresenta per chi lo vive come la scelta professionale ed esistenziale della sua vita.
Mai lascerò pubblicare una mia foto cruenta al di fuori del suo primario scopo: l'informazione sugli eventi e le loro cause.
Mostrare e raccontare le cose più dure può e deve servire solo a documentare e se è possibile a risvegliare le coscienze e la conoscenza, ma mai dovranno essere usate per qualsiasi altro scopo.
Chi fa del dolore uno spettacolo non è degno di questo mestiere.
Spesso la vita scorre apparentemente normale anche nelle zone di battaglia e di dolore perche oltre ad un certo limite per continuare a vivere ed a sperare l'uomo deve tapparsi le orecchie e gli occhi, drammaticamente narcotizzato dalla sofferenza.
Per tutti questi motivi ho scelto di impostare questo sito evitando di mostrare le immagini più dure di molti servizi e spesso i servizi stessi poichè non avrebbero aggiunto nulla alla verità.

Reportage è anche raccontare semplicemente la storia dell'uomo nei suoi percorsi più normali e naturali. Raccontare dove vive e come vive, la sua cultura e la sua storia. Reportage è descrivere l'infinita bellezza della grande casa comune di noi tutti, il nostro meraviglioso ma spesso maltrattato mondo, la nostra vecchia Terra.

E poi gli sguardi… la loro continua ricerca. Sguardi fugaci e indecifrabili, sguardi taglienti come spade, fieri e colmi di dignità e saggezza. Sguardi che raccontano e regalano scheggie d'esistenza. Negli occhi delle persone che incontro raccolgo emozioni che narrano quello che non si può toccare, che non si incontra sulla strada e nemmeno si legge in un libro. Scorci che lasciano intuire senza definire regalando quel tutto e quel niente assolutamente soggettivo e personale perché talvolta a ciò che un obiettivo inquadra può essere data un'interpretazione e attribuita una diversa percezione. Uno sguardo è un momento empatico che viene fissato attraverso la luce, per restituire in un lampo un mosaico di colori e di segreti, non solo fatti ma vite, non solo pezzi di mondo, ma visioni del mondo. Passo dopo passo, anima dopo anima.
Anche questo e' reportage…

Reportage, che bella parola!